La Torre civica di Aymone di Challant a Lanzo Torinese, con merli, orologio e arco d'ingresso al borgo
Torre civica di Aymone di Challant, Lanzo Torinese — foto: Daniele.51 (targa auto sfocata) · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Chi cammina per le vie del centro storico di Lanzo Torinese si accorge presto di trovarsi in un luogo con molti secoli alle spalle. Porte ad arco, case in pietra e la sagoma merlata della torre civica raccontano di un borgo fortificato che per secoli ha controllato l'accesso alle Valli di Lanzo. La sua storia è fatta di vescovi, conti e duchi, di assedi e di ricostruzioni, e di un ponte che ancora oggi è il simbolo del paese. Ripercorriamola insieme, attraverso le date e i luoghi che potete ancora vedere.

Le origini: un nome dalle radici incerte

L'origine del nome Lanzo non è del tutto chiara. Una delle ipotesi lo collega alla forma allungata, quasi a lancia, del borgo; altre lo avvicinano a toponimi d'oltralpe come Lanslebourg e Lanslevillard, al di là del Moncenisio, oppure a radici di origine germanica. Quello che è certo è che il luogo compare nei documenti già nell'XI secolo: un atto del 1029 cita l'area del borgo lanzese, segno che l'insediamento esisteva ed era già conosciuto.

Nel 1159 un diploma dell'imperatore Federico Barbarossa, noto come diploma di Occimiano, confermò alla Chiesa di Torino i territori che già possedeva, tra cui la "curtis" di Lanzo. Proprio a un vescovo torinese, Landolfo, vescovo tra il 1011 e il 1037, viene attribuita la costruzione del primo castello, cinto di mura e dotato di porte d'accesso.

Il Medioevo: mercati, Savoia e castellania

Nei secoli centrali del Medioevo Lanzo crebbe come centro di scambio tra la pianura e le valli. Nel 1219 fu concesso il diritto di tenere un mercato settimanale, il martedì: un privilegio importante per un borgo che faceva da cerniera tra le comunità di montagna e la città.

Nel 1246 l'imperatore Federico II concesse a Tommaso II di Savoia una serie di territori piemontesi tra cui Lanzo, che entrò così nell'orbita sabauda. Una figura chiave di questo periodo fu Margherita di Savoia, figlia di Amedeo IV: nel 1305 Lanzo divenne castellania, con privilegi significativi per gli abitanti. Al suo servizio arrivò Aymone di Challant, castellano di Lanzo nel XIV secolo, legato al monumento più riconoscibile del borgo.

La Torre civica di Aymone di Challant

La Torre civica, chiamata anche Torre di Aymone di Challant, fu costruita tra il 1329 e il 1357 e fungeva da porta d'ingresso al borgo fortificato. In quel punto esisteva già una torre almeno dal 1272. Alta circa venti metri, conserva l'arco in cotto del passaggio e il coronamento merlato tipico delle fortificazioni trecentesche; in origine era dotata di ponte levatoio, portone e saracinesca, mentre il tetto di copertura fu aggiunto nell'Ottocento.

La torre ha un valore storico particolare anche perché è sopravvissuta alla distruzione del castello nel Cinquecento: è l'elemento più importante rimasto delle antiche difese. Passare sotto il suo arco, ancora oggi, è il modo più suggestivo per entrare nella parte alta del centro storico.

Il Ponte del Diavolo, completato nel 1378

Nel Trecento Lanzo aveva un problema concreto: collegarsi a Torino senza attraversare territori controllati da poteri ostili. La soluzione fu un ponte sulla Stura, voluto dalla comunità con l'appoggio di Amedeo VI di Savoia, il Conte Verde, e completato nel 1378. Fu finanziato dalla castellania di Lanzo, in parte con una tassa sul vino protratta per anni.

Il risultato è un'opera ardita: un'unica arcata di circa 37 metri di luce, lanciata sopra una stretta gola scavata dal torrente. La leggenda, che ha dato il nome al ponte, racconta di un patto con il diavolo e di un cagnolino mandato per primo ad attraversarlo. Nel 1564, durante le epidemie di peste, all'imbocco fu costruita una porta per controllare il passaggio. Potete approfondire nella nostra pagina dedicata al Ponte del Diavolo, a circa 1 km dal centro.

Dall'assedio del Cinquecento all'età moderna

Il castello di Lanzo era considerato tra i più importanti del Piemonte, e proprio per questo fu coinvolto nelle guerre tra Francia e Spagna del XVI secolo. Assediato nel 1551, fu distrutto tra il 1556 e il 1557 dalle truppe francesi guidate dal maresciallo di Brissac: si salvò soltanto la torre civica.

Dopo la pace di Cateau-Cambrésis del 1559, il duca Emanuele Filiberto riprese il controllo dei suoi territori e Lanzo tornò ai Savoia. Qualche anno più tardi Lanzo divenne un marchesato legato a Maria di Savoia, figlia naturale del duca e moglie di Filippo d'Este, e poi ai loro discendenti. Alla storia lanzese la tradizione lega anche il medico Teobaldo Pecchio, al quale si attribuisce, nel 1679, un ruolo nella nascita del grissino.

L'Ottocento portò due novità decisive. Nel 1864 don Bosco aprì a Lanzo un collegio, uno dei primi fuori Torino. E nel 1876 arrivò la ferrovia da Torino, che trasformò il paese in una meta di villeggiatura per le famiglie torinesi e in una porta d'accesso alle Valli di Lanzo.

Oggi questa lunga storia si legge camminando: tra la torre, le vie del borgo e il ponte sulla Stura, Lanzo conserva l'impronta di una piccola capitale di valle. Se volete conoscere meglio i luoghi e gli eventi del paese, il Comune di Lanzo Torinese e la Società Storica delle Valli di Lanzo sono i riferimenti più autorevoli.

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